Aggiungi un posto a tavola. I tipi umani delle Cene Stampa

Cosa ti resta più di una cena al ristorante?

  1. Gli 80 grammi di spaghetti aglio, olio e gamberi rossi
  2. La mezza bottiglia di Veuve Cliquot
  3. Le chiacchiere scambiate con la persona seduta accanto/di fronte a te

Ecco, io, che pure sono una mangiona, accenderei senza ombra di dubbio la risposta numero 3.
Cenare al ristorante non è come pranzare sull’aereo. Non c’è né un sedile stretto, né una tavola traballante né un tovagliolo piccolissimo che non lascia scoperto il ventre se si infila nel colletto e il petto se si posa sul grembo. Non vi è traccia alcuna di salviette rinfrescanti indistinguibili dalle bustine del sale, del pepe e dello zucchero per cui dopo aver messo lo zucchero nell’insalata, la salvietta è già finita nel caffè.

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Niente di tutto questo. C’è una sedia/poltrona (dipende dal locale prescelto), un tavolo, una tovaglia, dei bicchieri di vetro e dei camerieri che servono i piatti da voi scelti.
E poi, cosa più importante, c’è Lui, Lei, Loro, i vostri commensali, fidanzati, amici, familiari con i quali avete deciso di trascorrere qualche ora insieme per spettegolare.

Il compagno di merenda serale si sceglie sempre a meno che non decidiate di gettarvi in un appuntamento al buio o a meno che non siate giornalisti, critici gastronomici invitati ad un PRESS DINNER.

Io rientro in quella fascia, quella dei giornalisti/critici gastronomici sia ben chiaro.

E dunque mi capita molto spesso, anche per 5-6 sere consecutive, di partecipare a cene, in ristoranti pazzeschi, con sconosciuti, molto più grandi di me.

Si perché mentre i giornalisti/critici hanno almeno superato la fase dell’università, se non quella del matrimonio, del divorzio e, a volte capita, dell’estrema unzione, io prima di uscire di casa per partecipare a queste cene di lavoro mi dimeno fra un vocabolario di greco, un endecasillabo falecio e un sillogismo aristotelico (questo fino a giovedì scorso, ora mi toccherà imparare a memoria ossa e ossicini che forse nessun essere umano ha mai mosso e mai muoverà).

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Ormai è un anno che vado avanti di PRESS DINNER in PRESS DINNER sempre meno press e sempre più dinner. Ora, dopo 380 giorni, decine e decine di cene e pranzi e bevute e spaghettate i colleghi critici sono diventati degli amici, tutti o quasi…

Dovete sapere che come in tutti i lavori ci sono colleghi da pollice in sù e colleghi da pollice in giù.

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A una tavolata di 12 persone posso riconoscere 5 tipi umani, alla moda delle commedie plautine.

LA MAMMA APPRENSIVA

Premetto che ho una madre premurosa e sempre disponibile, a volte anche troppo. Ho una mamma e una mi basta. Ma quando vado a una cena di lavoro me ne ritrovo sempre un’altra: “Come va con la scuola? Come torni a casa? Ti devo accompagnare fin sotto il portone? E col fidanzatino? Tutto a posto? Ti vedo deperita.” Che poi l’età è quella, il carattere lo stesso, la fisionomia manco tanto ma manco poco, il desiderio di farsi gli affari della figlia sempre altissimo. A ogni cena è una certezza: c’è quasi sempre. Sarà destino? Mi scarrozza nel suo mega gippone a destra e a manca, da Roma Nord a Roma Sud, da Ostiense a Fiumicino; quando vede che ho fame mi cede qualche forchettata di tonnarelli cacio e pepe o mi porta nella pizzeria migliore di Roma a mangiare la Parmigiana di melanzane fritta. Una cosa la differenzia dalla mia vera mamma: mi incoraggia a bere vino come il più allenato fra i marinai. Adoro. E adoro lei.

 

LA ZIA MODERNA

E’ la ribelle della famiglia che ai pranzi domenicali mette le cuffiette e chatta con gli amici. E’ la zia che ogni nipote vorrebbe avere: matura per darti consigli, caciarona, rockettara, casinista abbastanza per non colpevolizzarti per ogni errore o scemenza fatta. Ecco la zia moderna c’è a cena, quasi sempre vicino a me: mi dice cose all’orecchio, spettegola sugli altri commensali, racconta le ultime novità di Hollywood, mi prende il telefono per spizzarsi le foto dei pischelli più fighi della scuola. E anche lei, quando “mamma” non c’è mi accompagna a casa e mi raccomanda di ripassare la lezione prima di entrare in classe.

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L’ATTACCABRIGHE

Quando succede è la fine, e spesso succede. Cosa c’è di peggio di trovarsi accanto ad un logorroico sul treno? Trovarsi accanto ad un logorroico a cena. Ogni boccone, ogni sorso di vino, ogni respiro è dettato dalle sue parole, parole il più delle volte senza senso: un fiume in piena di suoni. E la colpa non è mai la vostra: è lui/lei che parte e purtroppo non arriva mai. La partenza avviene quando meno te l’aspetti, quando gli/le chiedi di passarti la bottiglia d’acqua frizzante, quando per sbaglio lo/la urti con la spalla. E’ il delirio e ti rovina non solo la cena ma anche, e cosa fondamentale, le storie su Instagram! Ogni video ha sempre la sua voce in sottofondo e, per carità, se avesse una bella voce non avrei di che lamentarmi, ma la sua voce…
Per fortuna che non ho mai accettato un suo passaggio in macchina, chissà dove sarei in questo momento.
Ah dimenticavo! Oltre a rubare il fiato alle persone, ruba pure il cibo: e a me questo non va fatto, proprio no.

IL GIOVANE

La maggior parte dei critici gastronomici ha passato la soglia dei 30. Ci sono però alcune eccezioni, io almeno le ho ritrovate in 2 ragazzi. Mezzi spacconi, mezzi gentiluomini ti fanno passare le migliori cene stampa mostrandoti come girare un drum (non ho mai imparato né mai imparerò) oppure scoprendo le decine di tatuaggi sparsi in tutto il corpo, dalla melanzana al cavatappi…Con un metabolismo quasi paragonabile al mio mangiano e bevono tutto: non sono l’unica senza colesterolo oltre la soglia. Espertissimi di cibo e ristoranti danno un sacco di consigli alcolici e mangerecci a basso prezzo (cocktail da Freni e Frizioni, amatriciana al Miraggio). Gusti musicali a parte sono “ganzi” e, non meno importante, dispensano passaggi, bicchieri di vino e sushi a non finire.

IL SOTUTTOIO

Chi è il filosofo? Colui che sa di non sapere: i saggi sono già giunti alla sapienza, gli ignoranti pensano di essere a tal punto belli e buoni da non dover filosofare. E a quest’ultima categoria di persona darei il nome di SACCENTI. Sanno tutto, secondo loro. Sono i migliori, secondo loro. Sono i più belli, secondo loro. Sono i più simpatici, secondo loro.
Alle cene salutano chi vogliono, fanno i simpaticoni con lo chef e il proprietario e instaurano conversazioni con gli amichetti a voce alta così da suscitare l’invidia degli altri commensali, secondo loro. Ai Press Dinner non mancano mai, uno, due, tre. Sono tanti, tutti uguali, si rintanano nel loro angolo per riemergere all’arrivo del secondo da condividere.

 

 

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